giovedì 27 novembre 2014
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SAN ROCCO…COME LO CANTO IO

 (Ausso la Pia dè Tolomei)

Come iniziare un racconto sulla mia sventurata contrada?? Questo è quello che si chiederebbe un San Rocchino qualunque quando una autorità come il Profeti (che un è miga solo un dentista….ma un gran cavallaio..) ti chiede di scrivere un resoconto da mettere addirittura su Internet…..
Ma io, da brava San Rocchina e Butese verace mica mi scompongo anzi…mi ci metto ma d’ impegno per fallo rimanè a bocca aperta!!!!!!
Sono da otto anni nel consiglio…ricordo che ero al primo anno di Università e vi entrai quasi per gioco, senza avere la più pallida idea di cosa volesse dire far parte di un consiglio di contrada…
Entrai come aiutante delle donne della sfilata…ma vidi subito l’ andazzo…donne che sì..per carità..si impegnavano anche parecchio…ma che poverine non avevano un idea dello “storico” inteso nel senso letterale del termine…ma che tutti gli anni proponevano sempre la solita sfilata “ieratica” (manco fosse una rappresentazione di qualche sacra miniatura bizantina), con i soliti vestiti, atavici e polverosi, i soliti fiori, la solita gente, le solite acconciature, le solite posture, le solite magliette della salute sotto il vestito per non prendere una frescata, le solite sneakers sotto gli abiti medioevali (aaaaaaaaaaarghhhhh!!!)…e perfino ,le solite espressioni monolitiche di tutti gli anni…
Beh…non che avessi molta voce in capitolo..anzi…da pivellina inesperta (anche se con tanta voglia di fare) entrai in sordina a far parte della contrada, e il primo anno mi proposi solamente di aiutare a preparare i vestiti e ad annuire sempre con la mia testina di capelli castani alla maschietta (ebbene sì, avevo i capelli stile holly e benji, all’ epoca)…in pratica ero il jolly della situazione, sempre presente ed entusiasta…talmente entusiasta che quando mi dettero il compito di riscrivere in bella l’ ordine della sfilata su un candido foglio bianco, mi sembrava che fosse l’ esperienza più eccitante e divertente del mondo..
Erano gli anni di Arrosto Bruciato (il Moggi di San Rocco..anche se di telefonate ne ha fatte più qualcun altro, ma questa è un'altra storia)..gli anni nei quali eravamo sempre considerati una contrada “da battere”, una Contrada che erano “solo” otto anni che non vinceva il Palio, quindi una Contrada rispettabile..
Erano gli anni delle cene sui merli nelle sere d estate (con i soldi che ho speso d’ autan ci andavo un week end a Barcellona) , gli anni dei trionfi del calcetto, delle gite a Siena, delle foto col rullino, delle sbornie collettive, della Sagra del Cocomero, delle tombole all’ aperto nel borgo…..erano altri tempi..così si suol dire. Solo Arrosto Bruciato era pelato come adesso.
Poi, piano piano, anche Arrosto se ne andò, nel 2001, lasciando l arduo compito di guidare la contrada a Zizzolino,: ricordo ancora lo scritto che facemmo sul “Paese”: la sottoscritta, passata di grado da semplice ancella a Segrataria di Contrada (e rimasta tale per sette anni) , fu incaricata dell’ arduo compito: scrivere un articolo sull’ insediamento del nuovo Capitano.. forse nessuno sa che non lo scrissi io..ma un aitante Rasta Man, mio compagno universitario che si offrì volontario di aiutarmi mentre io ero alle prese con lo studio sincero e spassionato di Antropologia in vista di un esame imminente…
Gli anni con Silvano furono all’ insegna di una ritrovata anche se apparente unità, almeno per i primi anni: il fulcro fu raggiunto con l’ ampliamento della famosissima “Sagra del Maccherone” , nella quale, entusiasti e compatti, tutti i contradaioli di San Rocco confluirono le loro energie: i risultati si sono visti immediatamente, e nel corso degli anni la Sagra del Maccherone è diventata una vera e propria festa medioevale, appuntamento irrinunciabile per tantissimi Butesi e non…per quanto riguarda l’ ambito paliesco…beh…non è stato fatto granchè…ma non meno di quello che era stato fatto prima.
Dopo il Palio 2006 e relativi casini succeduti alla scarsissima prestazione del Cavallo e alle conseguenti critiche a chi l’ aveva scelto ci fu un assemblea accesa come non si era mai vista: la dirigenza se ne lavò le mani, si dimise lasciando il posto all’ altra, famosissima fazione dei “Filo Petrognani” : capitanati da Fabrizio “Chicco” Baschieri: compito arduo per il giovane, vista la situazione che si era creata e la crepa che tra i due “schieramenti” si era ingigantita…e ultimo, ma non  per importanza.. l’ incombenza della pesante etichetta di “Nonna” che ci stava appiccicata addosso da ben 15 anni…
Damiano ha preso il posto di Fabrizio subito l’ anno dopo, nel 2007. SPERIAMO CHE QUESTO SIA L ANNO BONO!!!!!!!!!!!!!!!!
Riguardo ai Palii passati…beh..molto ci sarebbe da dire…..una cosa che mi è sempre rimasta impressa sin da quando ero bimbetta è che   noi un ci s’ aveva la banda che suonava la canzone de “Il Ciclone”, né un sturba di contradaioli che si mettevano le magliette in Piazza con scritto “Grazie di Aver Partecipato”, né la banda dei Bersaglieri, né la gente che nesce da un van con in mano un papero per fa la ralla ar Ciabatti. Per non parlare dei fuochi d artificio. Quelli sono proprio un miraggio. Non si sono fatti nemmeno nel 1991, figuratevi.
Noi ci si imbriacava soltanto il Sabato della Vigilia del Palio,STRAconvinti di STRAvince, c’ era anche chi si sentiva male per la via e alla Fiorella di Coccheo, per la terra, ni toccava tiracci le secchiate d acqua a notte inoltrata. E quante volte s’ è detto: “Serbamo ir vino che ci serve per domani sera quando si festeggia”… ma sapete com è…lassù in Castello…il vino ha sempre preso….d’ Aceto!!!
Come sempre tutti gli anni tocca puntualmente assistere allo scempio di vedere occupata da altri la “nostra” bella Villa Medicea che si presta a far da cornice alla splendida, gioiosa, vibrante e scoppiettante cena della vittoria…ovviamente le bandiere che trionfano e sventolano non sono quelle bianco rosse, ormai da un sacco di anni.
Beh..negli ultimi anni era già tanto se un ci succedeva qualche tragedia: qui potrei scrivere un libro a parte, ma voglio solo menzionare tre episodi salienti, che resteranno sempre impressi nella memoria collettiva di ogni Butese degno di portare questo nome e nelle pagine più nere delle “carriere” Sanrocchine.
2004: Come dimenticare l’ anno del mitico Pinardi, elemento alquanto inquietante e dagli occhi spiritati, che fece intendere subito di che pasta era fatto. Come arrivò in Castello cominciò, nel suo stentato romanesco, un’ autocelebrazione degna del miglior oratore dell’ antica Grecia: “ Se parto con loro, li macino” , “Nel romano ho vinto tutto io” , “Questo percorso me gasa”…..figuriamoci com’ eravamo tutti gasati noi ragazzotti affamati, ma soprattutto assetati, di vittoria… Vabbè… è andata come è andata…siamo riusciti ad arrivare dove nessun altro era mai arrivato prima: in cima alla salita del camposanto, tra lo spavento, lo stupore e soprattutto le risate del pubblico pagante. Ricordo ancora, io stessa e la Sara, la figliola del Sindaco: a quella vista ci si guardò negli occhi e scoppiamo in una sonora e liberatoria risata: era Incredibile, eppure era successo veramente!!! Incredibile ma vero. “Paperissima” ci fa una sega, a noi….                                                                                                                   Ho visto cose che voi Butesi non potete nemmeno immaginare ..anzi…purtroppo le avete viste anche voi….
2005: La convinzione di vincere il Palio quell’ anno era alle stelle. Affidatisi al Bruschi (il Freddy Mercury dei poveri, altro elemento che secondo me è tutto chiacchiere e distintivo) , gli “intenditori” della commissione tecnica scelsero per Buti un taciturno fantino dalle sembianze scimmiesche, il Mattu, ex artiere del glorioso LeVojè (il che è tutto un programma: come mai San Francesco in tutti quegli anni non l’ aveva mai voluto come fantino ???????), e un cavallo che “ndava come er vento”, Tonkov…e sinceramente come “beschia” un era tanto male. Prese una bella partenza al canapo, in testa, e ci fece stare col fiato sospeso …fino alla curva del Peso. Di lì a poco, la catastrofe: l’ esemplare di “homo (in) habilis” che montava tutto sbilenco e piegato da una parte, davanti casa del Guerra si aggrappò ad una frasca che penzolava dal muro e fece un volo degno di uno scimpanzé in preda al panico. La colpa? Ovviamente della sella, che non era stata stretta a dovere, da chi non si sa…forse la colpa è solo da attribuire al Padreterno, dato che il Bruschi è un uomo limpido e di parola, e che non avrebbe MAI fatto una cosa del genere di proposito. Dice sempre il mì damo “Anco lì, mi garberebbe sapè come mai”. –Anco a me-,dico io. La Genny si buttò in terra col capo nella mota tutta bagnata per la pioggia. Che immagine triste. Non me la scorderò mai povera Genny.
2006: L’ apice del disonore per San Rocco: rimasti, tanto per cambiare, senza cavallo ai primi di Gennaio, gli intenditoroni superarono veramente sé stessi: Puccica su Dasami, famoso, pluripremiato campione delle regolari. Ma anche quell’ anno, fu un anno funesto. Puccica, idolatrato e fotografato da mamme e ragazzine nemmeno fosse un divo di Hollywood, con la sua faccina d’ angelo e i capelli tutti ciucciati (le Lie in persona non avrebbero saputo fare di meglio), era l’ attrazione principale della serata: persino capo contrada e proprietari erano silenziosi e relegati in un angolo. Era l’ anno della cena al botteghino, l’ anno in cui non si poteva nemmeno saltare durante i nostri cori scatenati, visto che la Grotta era franata solo cinque giorni prima e non avevamo intenzione di fare la stessa fine cadendo nel baratro (almeno noi!!)… Sul percorso non fu difficile capire l’ andazzo : pure io, che almeno ammetto di non riuscire a riconoscere un cavallo maschio da una femmina, mi accorsi che il povero Dasami era zoppo, palesemente, visibilmente zoppo . Aveva anche un pelaccio opaco che non prometteva nulla di buono. Il cavallo corse una sola batteria finendo ai recuperi ed ovviamente i veterinari decisero di non farlo più correre, dati i vistosi problemi di deambulazione (si dice?) della povera bestia. Sappiamo poi tutti come è andata a finire: critiche per le ingenti spese fatte (un era meglio se ci si faceva un bel viaggio di gruppo alle Seychelles??), e conseguentemente, l’ entrata dalla porta principale nell’ Olimpo degli zimbelli di tutti i tempi del Palio di Buti.
Non si può certo dire che siamo una contrada fortunata; ma se vogliamo essere onesti fino in fondo, si può affermare che non ce la siamo nemmeno cercata, questa famigerata fortuna…anzi…ci siamo proprio tirati la sfiga addosso da soli!!!!
Però..c’ è un però…un forestiero si chiederebbe il perché,si chiederebbe come mai nelle persone rimane la forza, il crederci, il non arrendersi, lo sperare, il combattere..Questo è quello che si chiama lo SPIRITO CONTRADAIOLO, quello che non ci fa mollare mai, che ci “carica” e ci fa lottare sempre, sempre e comunque, davanti alle difficoltà … è quello che abbiamo nel sangue, il senso della nascita e dell’ appartenenza: è questo che ci fa sentire CONTRADAIOLI. E’ questo che ci fa patire, gioire, piangere, soffrire, non si spiegherebbe altrimenti tutto l’ amore che mettiamo in tutto quello che facciamo. Stare svegli fino a notte fonda, tra discussioni e bicchieri di vino, preparare le cene, le feste, i rinfreschi, le sfilate, i cori, girare l’ Italia per cercare un cavallo, sentirsi propriamente parte del nostro borgo e partecipi dei nostri colori qualunque sia l’ esito della corsa, che, qualunque sarà l’ esito, ci renderà sempre ed in ogni parte del mondo fieri di essere San Rocchini. Nessuno mai al mondo riuscirà a scalfire il nostro onore Bianco Rosso, perché noi ci crediamo sempre e sempre ci crederemo.. a dispetto delle ralle che da molti, troppi anni subiamo…verrà, mi auguro presto, l’ anno che, messi da parte dissidi e questioni personali, saremo TUTTI contenti se vinciamo il Palio…perché vedere dei tuoi contrada ioli che esultano, come l’ anno scorso, quando si perde…è veramente deleterio…anche se mettersi in ridicolo per delle ripicche è quello che certa gente sa fare meglio.
Ma noi ci crediamo sempre, fieri di essere CASTELLANI....Castellani veri, UNITI…forti…Castellani VERI che piangono per la propria contrada e che non vanno a congratularsi col Ciabatti quando vince il Palio…
Castellani fieri dei propri colori e della propria stirpe…fieri delle nostre radici e delle nostre tradizioni…fieri dei nostri sorrisi..delle nostre lacrime…del nostro orgoglio che ci troverà sempre in prima linea….. ad AMARE la nostra splendida Contrada.
                                                                      

Elena Bernardini 

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